Caffè letterario del 7 dicembre

Carissimi soci e amici, iniziamo questo mese – ultimo del 2012 – con una conversazione in caffè letterario del prof. Mario Valastro su Franz Kafka. Dunque, dopo Hermann Hesse, un altro gigante della letteratura tedesca, la cui universalità, dopo la la giovane morte, fu presto riconosciuta, fin dal 1925, appena un anno dopo la sua morte. Ci permettiamo di dare qui tre giudizi complessivi, fra i tanti. Scrive Milena Pollack, una delle sue donne amate: era timido, timoroso, delicato e buono, ma i suoi libri sono crudeli e dolorosi. Nel mondo scorgeva invisibili demoni che straziano e distruggono l'essere umano indifeso…Ed Elias Canetti, aggiungeva: qual'era, in ultima analisi la colpa di Kafka? Perché non riesce a spiegarcelo, per esempio nel "Processo”? Forse la colpa era quella di essere diverso , come figlio(ricordiamo la struggente “Lettera al Padre”),come individuo (v. “Le metamorfosi”); come artista (è il caso del “Castello”); come amante (ricordiamo le terribili considerazioni delle sue lettere d'amore a Felice Bauer e Greta Bloch). Nondimeno, i modo lapidario, Primo Levi – il Suo primo traduttore italiano – così aprì le prime righe del “Processo”:. Dunque è così, è questo il destino umano. Si può essere perseguitati per una colpa non commessa magari ignota, che il tribunale non ci rivelerà mai. Ma Franz Kafka non finisce mai di stupirci: il 12 ottobre scorso, un tribunale di Tel Aviv ha ordinato a tutti in possessori di scritti di Kafka di restituirli al museo nazionale ebraico per la creazione di una raccolta ufficiale. Da qui, un contenzioso non solo con gli eredi di Max Brod, fedele esecutore delle ultime volontà dello scrittore ceco che ne ha stampato solo una parte, ma anche col museo tedesco di Morbach, dove si trova l'originale del “Processo”. Né questo museo, né le figlie di Brod intendono cedere, perché non credono alla tesi dell'universalità dell'opera d'arte, principio di valenza culturale che abbiamo messo in luce proprio Noi quando poco sopra abbiamo parlato del museo svizzero Bodmer. Il tema è perfettamente kafkiano: La diversità ebraica di Kafka è evidente, quanto è chiara la sua natura umana, come disse Einstein, quando richiestogli la razza alla dogana americana, rispose di essere di razza umana…. Ma entriamo nel dibattito.

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